I racconti di Leonard Want – 09

LONDRA, 10 MARZO 2020, ore 20:00

Alla fine non ho resistito, e ora sono nel salotto del mio appartamento in compagnia di Elizabeth, Paul, Lucifer ed Evelin.

Mi sento un po’ affaticato, e il pensiero che il virus possa davvero essere dentro di me mi continua a distrarre.

Mia figlia è seduta sul divano, accanto a lei c’è Paul, come un angelo custode. Davanti a lei, seduti sull’altro divano, Lucifer ed Evelin. Io, in piedi, guardo tutti. E osservo tutto. Dal modo in cui Elizabeth è seduta, le ginocchia strette, le mani nervose che compiono segnali manipolatori di stress e una respirazione sincopata rispetto al suo standard (ho tracciato una baseline di tutte le persone che amo: so quanti respiri compiono in un minuto e so quante volte sbattono le palpebre in un minuto, così da rendermi conto all’istante dei loro eventuali cambi di stato d’animo).

Io ho attinto dalla mia dispensa un vaso di vetro ricolmo di anacardi e mi sono preparato un gin tonic impreziosito da uno stecco di cannella. Nessuno dei miei ospiti ha voluto favorire. È il mio aperitivo, perfetto per questi tempi da eroi. Fra l’altro, la situazione a Londra sta degenerando, quindi da domani, dopo aver sistemato la questione con Emmanuele, me ne starò chiuso in casa a scrivere, produrre video e far la mia parte.

            “Ora, Elizabeth, rilassati”, dice Lucifer a mia figlia.

            “E come cavolo dovrebbe fare a rilassarsi, con tutto quel che sta succedendo?”, interrompe Evelin. Sorrido. Se lei, lui ed io fossimo i tre cervelli, io sarei la neocorteccia, Lucifer il cervello limbico ed Evelin, chiaramente, il cervello rettile.

Elizabeth, ovviamente, si anima sulle parole di Evelin. Il nostro cervello è molto più sensibile agli scenari negativi rispetto a quelli positivi, per questo è più semplice notare notizie spiacevoli rispetto a notizie piacevoli. Eppure, ricordalo sempre, intorno a noi ci sono tante notizie poco buone e almeno sempre altrettante notizie buonissime. Il mondo è pieno di belle cose che val la pena notare, se solo ti ricordi che tu puoi controllare il tuo cervello, e che il tuo cervello ubbidisce a te. Stare bene è il risultato di scelte deliberate. Che cosa leggi? Chi ascolti? A chi ti rivolgi? Si tratta di decisioni che puoi prendere liberamente e coscientemente, e che determinano il modo in cui stai. Se stai bene, è merito tuo. Se stai meno bene, lo è altrettanto.

            “Mia cara Evelin”, riprende Lucifer con il suo aplomb, mentre Paul ha posato una mano sulla spalla di Elizabeth, per confortarla e io ho bevuto un generoso sorso di quello che credevo essere un gin tonic e che si è trasformato nel primo gin tonic della serata, “tu hai certamente ragione a ricordare a Elizabeth che ci troviamo in una situazione impegnativa. Io, se mi consenti, la definirei una situazione eroica. Ecco, Elizabeth, pensa a questo: siamo in tempi da eroi, e quello che stai vivendo è un vero e proprio viaggio dell’Eroe, di cui tu sei protagonista”, conclude lui con un ampio e incredibilmente affascinante sorriso, che mi fa pensare, per l’ennesima volta, a quanto sia bravo. Certo che se dicessi io le stesse cose a mia figlia, nemmeno mi ascolterebbe. Sono suo padre, è normale. A volte, l’impresa più ardua è far star bene i nostri cari. Per questo, è importante essere circondati da persone speciali, che facciano per te quello che tu non puoi o non riesci a fare da solo e alle quali tu, poi, potrai dare il tuo aiuto. Sono tempi, questi, in cui ci si deve dare una mano, tutti insieme.

            “Che cosa vuol dire viaggio dell’Eroe”, chiede lei, evidentemente incuriosita.

            “E’ semplice”, risponde lui, “ogni persona, durante il corso della sua vita, deve affrontare sfide davvero impegnative, come quella che ora noi stiamo vivendo. Si chiama viaggio dell’Eroe, e funziona allo stesso modo per tutti. Hai presente le serie tv, o i film?”

Lei fa un cenno con la testa.

            “Ebbene, il film o la serie tv inizia sempre con quella che si chiama la chiamata, ovvero la situazione che costringe l’Eroe a mettersi in gioco. Tu, in questo momento, hai ricevuto la tua chiamata: il virus, la quarantena, la paura di quel che succede. Puoi considerarle semplicemente cose brutte, oppure puoi considerarle l’inizio di un viaggio, il tuo viaggio, la tua Chiamata. Fin qui ci sei?”

            “Sì”.

            “Bene. Dopo la chiamata, c’è il rifiuto. È la parte del viaggio in cui l’Eroe sente di aver paura, e non vuole affrontare il viaggio. Tu hai paura, Elizabeth?”

            “Sì, tanta”.

            “Evviva!”, dice Lucifer con una risata… cristallina e di cuore, “evviva! Se tu non avessi paura, non saresti un Eroe e questo non sarebbe un viaggio epico!

            “Quindi… mi stai dicendo che va bene avere paura?”

            “Ti sto dicendo che i veri Eroi sono tali proprio perché hanno paura. Il fatto che tu faccia questo viaggio nonostante la paura, ecco quel che ti rende speciale. Quelli che vedi intorno a te e che non hanno paura, e che affollano le strade, o le stazioni dei treni, o le piste da sci, non sono Eroi, sono solo poveri idioti che non hanno capito il senso di responsabilità che deriva dall’essere tutti cittadini del mondo. Sono solo poveri egoisti che non hanno a cuore il destino dei loro simili. Sono comparse. La paura che tu hai, invece, ti rende nobile, purché la usi a tuo vantaggio”. Lui fa una pausa, mentre Evelin ascolta senza intervenire, per fortuna. Paul ed Elizabeth sono assorti. Lucifer parla a lei, ma io so che anche il mio amico, che tanto sta facendo per gli altri, in questo momento ha bisogno di qualcuno che gli dica che va tutto bene, e che tutto andrà per il verso giusto.

            “E come uso la paura a mio vantaggio, Lucifer?”

            “Attraversando la soglia. L’altra parte del viaggio è quella in cui tu attraversi la soglia, inizi il tuo percorso, sfidando la paura. Sarà un viaggio impegnativo, un viaggio in cui dovrai dare prova di te, e affrontare situazioni che ti piacciono poco. Sarà un viaggio in cui dovrai scoprire dentro di te nuove risorse, e fare cose che forse nemmeno credevi di essere capace di fare. Che cos’è che, ad esempio, Elizabeth, ora non ti senti in grado di fare? Di che cos’è che pensi di aver più bisogno?”

Lei ci pensa un attimo. Mi guarda, in cerca di una risposta che io non le darò, perché so bene che la risposta già la conosce.

            “Coraggio. Sento di aver bisogno di più coraggio, sento che è la cosa che mi manca e che faccio fatica a trovare. Coraggio”.

            “Allora, offri ciò che cerchi”, intervengo io prendendo in prestito le parole della mia amica Luciana. Offri ciò che cerchi, uno dei più potenti assiomi alchemici che io abbia mai incontrato e di cui abbia mai sperimentato l’efficacia.

            “Che cosa vuol dire, papà?”

            “Vuol dire, Elizabeth, esattamente quel che ho detto. Offri ciò che cerchi. Cerchi coraggio? Offri coraggio. Il mondo è pieno di persone che ne hanno bisogno. Cerchi gioia? Offri gioia. A tutti, a prescindere. Perché, questa è la magia, per l’Universo, quando offri qualcosa vuol dire che ne possiedi in abbondanza, e lui fa poi tutto quello che serve per offrirtene ancora di più.”

            “Quindi… se offro paura…”

            “Otterrai quel che offri. Perciò, offri quel che cerchi. Tutto qui”.

In salotto cala il silenzio. Ne approfitto per masticare una manciata di anacardi. Non vorrei diventare all’improvviso troppo romantico. Bevo anche un sorso di gin tonic, avendo cura di toccare con le labbra la fetta di limone che ho incastrato sul bordo del bicchiere.

            “Non so se sono capace, papà”, mi dice con gli occhi lucidi, e io mi sento spezzare il cuore. All’improvviso, decido che questo virus può andarsene affanculo, che niente e nessuno potrà distrarmi da quel che è veramente importante, che nessun bacillo del cazzo avrà abbastanza potere su di me da farmi dimenticare quel che conta davvero. Vincerò, a prescindere. E il fottuto virus tornerà da dove è venuto, e io sarò più forte di prima, e tutte le persone che sono con me saranno anch’esse più forti.

            “Sei capace, Elizabeth. E ricorda: finché c’è Luce, tutto è possibile”.

            “Ma papà… ti sei guardato intorno? Non ce n’è, di Luce…”

            “La Luce c’è, Elizabeth. Dipende sempre da dove guardi. Se guardi dalla parte sbagliata del tunnel, vedrai buio. Se guardi in un pozzo, la luce non la vedrai. Ma se alzi la testa verso l’alto, allora vedrai tutta la luce di cui hai bisogno”.

            “…e se fossero tutti pozzi? E se in alto ci fossero nuvole che mi impediscono di vederla?”.

            “Allora, guardati dentro. Perché la Luce che hai dentro nessuno può spegnertela, e su quella puoi fare conto. Perché finché c’è Luce, tutto è possibile”.

___segue___