I racconti di Leonard Want – 08

LONDRA, 10 MARZO 2020, ore 18:37

            “Elizabeth”, le dico mantenendo la calma.

            “Leonard”, mi esorta Lisa con tono deciso.

            “Leonard…”, mi chiama Paul.

            “Papà!”, insiste Elizabeth.

            “Quindi?”, è la volta di Evelin.

Mi chiedo dove sia Lucifer, a questo punto.

            “Leonard”, mi raggiunge la voce di Lucifer, che si fa incontro vestito come suo solito in modo impeccabile. A questo punto, la festa è al gran completo. Manca mia sorella che, ne sono certo, mi chiamerà presto. Mi sento mancare il fiato, ma solo per un istante. Non permetterò a nessuna circostanza di scalfire la mia capacità di utilizzare il cervello. È la mia fede. È il mio dogma. È tutto quello in cui credo, ho sempre creduto, crederò. Io vivo con questa certezza: puoi ottenere qualsiasi risultato, quando impari a usare la testa come si vede. Ed è esattamente nei momenti più impegnativi che devi dimostrare quanto vali, e come mettere in pratica tutto quello che hai studiato e imparato. Respira, mi dico. Abracadabra, penso, e tutto diventa un po’ più roseo. Analizzo rapidamente le priorità e le possibilità. Quando un problema ti sembra troppo grande, la prima regola è: dividilo in pezzi più piccoli. Una cosa alla volta, e tutto andrà bene, come ripete sempre la mia amica Luciana e come, oggi più che mai, è importante che anche io ripeta nella mia testa.

            “Paul, ti chiedo una gentilezza. Accompagna a casa Elizabeth, lei ha le chiavi”, dico per cominciare a dividere il gruppo di questuanti in due. So che Elizabeth, essendo pazzamente innamorata di Paul, almeno si distrarrà durante il tragitto. Da Green Park a casa mia ci vogliono circa dieci minuti, è proprio a metà strada fra il palazzo della Regina e Victoria’s Station.

            “Va bene”, mi risponde.

Elizabeth mi guarda per avere ulteriori informazioni, ma non è il momento. La guardo con due occhi alla Clint Eastwood e lei ha la brillante e bellissima idea di non aggiungere altro. Li vedo incamminarsi verso il mio appartamento.

            “Quanto a voi, camminiamo. Prendiamo l’altro sentiero e andiamo. Mi dovete spiegare un po’ di cose”. E ci incamminiamo. Io al centro, Lisa ed Evelin alla mia destra, Lucifer a sinistra.

            “Voi mi dovete spiegare un po’ di cose, se volete che io possa ottenere qualche risultato. Che Dantalian abbia vinto, per me è ancora da vedere. Devo capire, devo sapere. E come prima cosa devo sapere come mai, Lisa, siamo passati da lei che voleva distruggere il mondo e lei che mi chiede di salvarlo. Ed è la seconda volta”. La prima volta che l’ho incontrata, in effetti, voleva distruggerci tutti. La seconda volta, ha voluto che io salvassi una ragazza che, secondo lei, aveva in grembo colui che ci avrebbe salvati tutti. Ora, di nuovo, mi chiede di aiutare qualcuno per aiutare l’intero mondo.

            “Molto semplice, Leonard. Io posso fare il cazzo che mi pare”, dice accendendosi una sigaretta e riempiendo l’aria del parco di buonissimo profumo di vaniglia, “quindi la prima volta che l’ho incontrata volevo capire se qualcuno di questo pianeta valesse il mio interesse, e devo dire che lei mi ha convinto. Ora, stiamo parlando di qualcuno che sta tessendo trame contro di me. Dantalian vuole soffiarmi il posto, e creare caos dove io ho creato armonia. Prima, con Maria, poi, con questo cazzo di virus, e ora con mio figlio. Non si sarebbe dovuto permettere di mettere in mezzo mio figlio. Ora voglio semplicemente fargli capire che con me non ci deve mettere. Il problema è che io non posso intervenire nelle cose umane, è la regola”, mi dice, “nonostante voi continuiate a pregarmi di risolvere cose che solo voi potete risolvere”.

            “Lei dice, Lisa?”

            “Certo che lo dico, cazzo. Vi ho dotati di un intelletto divino, a mia immagine e somiglianza. Vi ho creato geniali, con il potere di manifestare qualsiasi realtà voi desideriate. Vi ho dato un cervello tale e quale a quello di Leonardo da Vinci, e voi avete inventato il Grande Fratello. Vi ho dato un cervello come quello di Galileo, e passate le domeniche a incazzarvi con quattro ragazzini in braghette corte che corrono dietro a un pallone. Vi ho dato la mente di Shakespeare e voi avete creato gli allevamenti intensivi. Cazzo, Leonard, certo che potete cavarvela da soli, ma vi dovete svegliare!”

            “È parecchio dura, sa?”

            “Dura? Vi siete bevuti il cervello. Guardi solo che cosa sta succedendo in questi giorni in Italia, giusto per fare un esempio, tanto di questo passo dopo l’Italia toccherà a voi inglesi. Il governo dice di stare in casa e di limitare le uscite e una manica di idioti che cosa fa? In ventimila persone, in coda, a sciare. Il governo dice di limitare gli spostamenti e voi che fate? Tutti in stazione a prendere in treni per un esodo in massa. Cazzo, ve la state cercando, né più e né meno”.

Ignoravo queste vicende italiane e, francamente, mi sembrano persino un po’ esagerate per essere vero. Dubito fortemente che in piena epidemia qualcuno possa essere talmente idiota da andare in coda con altre persone a sciare, ma soprassiedo, non ho voglia e tempo di verificare.

            “Siamo anche capaci di cose straordinarie, Lisa, lei lo sa”.

            “Certo che lo so”.

            “Siamo capaci di dare il meglio di noi, di rialzarci mille volte, di fare tutto quello che i nostri cuori ci fanno sognare”.

            “Certo che lo so. Ma ve ne dovete ricordare. Altrimenti, finite male”.

            “Va bene, lei ha le sue ragioni e io posso anche essere d’accordo con lei, Lisa, ma devo capire in che modo suo figlio è coinvolto”.

            “Questo posso spiegarglielo io”, interviene Lucifer con la sua voce suadente, “Il figlio di Lisa è un simbolo, che serve a mantenere, per così dire, un’armonia e un equilibrio universali. Lui rappresenta, a livello cosmico, una sorta di garanzia, un amuleto lasciato qui a proteggervi. Il suo compito è semplicemente quello di proteggervi.”

Io tossisco, e mi ricordo che probabilmente qualcosa sta lavorando dentro di me, contro di me.

            “Se Dantalian riuscisse davvero a convincerlo a tornarsene a casa, questo equilibrio verrebbe spezzato, e le paure che vi stanno contagiando diventerebbero insostenibili”, prosegue.

            “Non capito”.

            “Voi state alimentando la paura, Leonard, ma la paura è frutto solo di precise strategie mentali, come lei ben mi insegna. Lei lo dice sempre: nessuno può farti star male senza il tuo permesso. Ho letto i suoi libri. Per avere paura, lo sa, è richiesto un grande impegno. Si devono pensare certe cose, pensarle in un modo particolare, concentrarsi su scenari che nessuno sa se si realizzeranno o meno, ma che hanno comunque il potere di alterare la nostra percezione della realtà. È il mio lavoro, questo, lei lo sa bene. Io di solito accendo nelle persone i più sfrenati desideri, e la stessa cosa funziona per la paura. È sempre e solo frutto di pensieri che possono essere cambiati o trasformati in qualcos’altro.”

Siamo arrivati alla fine del parco, nel frattempo.

            “Ditemi che cosa devo fare”, rispondo io mentre rifletto sulle ultime parole di Lucifer.

            “È semplice”, dice Lisa, “lei deve trovare mio figlio e convincerlo a restare. Ha poco tempo, sta per partire, perché Dantalian l’ha convinto. Lo troverà domani sul London Bridge, a mezzogiorno. Il suo modo per tornare a casa è farsi un bel tuffo nell’acqua del Tamigi, e scomparire nella corrente. Le restano diciassette ore, Leonard. Le conviene sistemare i suoi affari, perché se dovesse fallire, entro pochi giorni il mondo sarà ridotto in cenere”.

            “A sua figlia penso io”, mi dice Lucifer, leggendomi come al solito nel pensiero.

            “E io”, aggiunge Evelin. Elizabeth ed Evelin hanno già familiarizzato, all’epoca di Maria. Potrebbe anche funzionare. Potrei lasciare che lui e lei raggiungano Paul ed Elizabeth, mentre io potrei sistemare la questione Gesù. Se il mio catechista sapesse in che avventura mi sono trovato coinvolto, probabilmente non ci crederebbe. Lucifer ed Evelin sanno già dove abito. Gli devo dare le chiavi.

            “Mi creda, Leonard, le chiavi non mi servono”, mi anticipa lui. E, mentre io vengo distratto dal suono di un clacson che arriva dalla strada principale, i miei tre soprannaturali compagni di passeggiata scompaiono nel nulla, lasciandomi con un fastidioso senso di nausea nello stomaco.

___segue___