I racconti di Leonard Want – 04

LONDRA, 09 MARZO 2020, ore 19:11

Il viaggio sulla Lamborghini nera di Lucifer è divertente. Lui la guida divinamente e siamo agevolati da strade insolitamente poco trafficate. Ho mentalmente annotato che, quando il virus sarà tornato dal posto in cui è venuto e di lui sarà rimasto solo un ricordo, concentrerò tutte le mie energie per fare in modo di averne una esattamente identica parcheggiata nel mio box auto. È importante, soprattutto in momenti come questo, avere ben chiaro tutto quello che faremo dopo, continuare a concentrarci sulle cose positive che realizzeremo quando la tormenta sarà passata e, soprattutto, continuare a tenere il cervello acceso e lavorarci come se tutto fosse normale. So che è impegnativo, ne ho parlato anche con i numerosi clienti che mi hanno chiesto aiuto e, al tempo stesso, è l’unica cosa da fare. Questa è la vera legge dell’attrazione: dare al nostro cervello informazioni di qualità.

            “Che cosa significa che questa è la vera legge dell’attrazione, Leonard?”

Quando mi legge nel pensiero davvero non lo sopporto. Ho valutato tutte le opzioni per capire come faccia. All’inizio credevo che mi leggesse il labiale, io so farlo, poi mi sono dovuto arrendere all’evidenza. E’ Lucifer, può fare questo e altro.

            “Significa che molte persone, purtroppo, hanno una idea distorta della legge dell’attrazione”, gli rispondo mentre lui compie una curva con una sterzata piuttosto brusca che mi fa sobbalzare lo stomaco.

            “Ad esempio?”

            “Beh, molti per esempio dicono di voler diventare ricchi, o felici o altro. Dicono cose come voglio diventare ricco! Voglio diventare felice! Voglio trovare l’amore della mia vita!”

            “Mi sembra una cosa buona”.

            “E’ una cosa sbagliata, Lucifer”, ribatto mentre lui schiva un pedone munito di mascherina con un leggero tocco al volante.

            “In che senso?”.

            “Rifletta, Lucifer. Ci pensi un attimo. Chi potrebbe mai dire di voler diventare ricco?”

            “Un povero”, mi dice lui dopo un secondo.

            “E chi potrebbe mai dire di voler trovare la felicità?”.

            “Una persona che la felicità non ce l’ha”.

            “Esattamente così. Una persona ricca si gode la ricchezza, e parla come una persona ricca, e si comporta come una persona ricca, perché lo è già di suo. L’Universo funziona così, lo diceva anche Aristotele. La Natura aborre il vuoto. Se tu crei un vuoto, la Natura lo riempie”.

Una scalata di marce pazzesca, con il frastuono dei dodici miliardi di cavalli del motore dell’auto, mi dà un brivido lungo la schiena. È un suono davvero eccitante.

            “Perciò”, proseguo, “se io parlo e mi comporto da persona ricca, e non lo sono, l’Universo provvede, e riempie il vuoto. Se dico di voler diventare ricco, allora sto esprimendo la condizione del povero, e l’Universo mi darà esattamente quello che sto dichiarando, ovvero la condizione del povero”.

            “Mio caro Leonard, apprezzo senz’altro il ragionamento, e al tempo stesso secondo me presenta un limite importante”.

            “Ovvero?”

            “Lei dice che per avere più ricchezza una persona deve comportarsi da ricca. Ma se una persona non ha i soldi, mica può andare per ristoranti di lusso a spendere stipendi in cene principesche”, mi dice compiendo un’altra curva a una velocità che definirei audace.

            “Io trovo che sia il suo ragionamento a essere limitato”, dico senza mezzi termini, “perché lei sta parlando di ricchezza pensando solo ai soldi. Avere tanti soldi sul conto corrente non significa essere ricchi. Era ricco Voltaire, che diceva di avere la più grande collezione di conchiglie al mondo, distribuita in tutte le spiagge in cui si era recato. La ricchezza prescinde dal conto corrente, mio caro, è un atto di cuore”.

E su questa frase persino poetica lui inchioda davanti al portone d’ingresso degli uffici di Lisa, dove l’ho incontrata la prima volta, tempo fa, prima di credere che fosse davvero Dio, prima dei suoi strani desideri di distruggere il mondo, prima di Maria, degli arcangeli e di tante altre cose. Un’altra vita, che sembra lontanissima. Scendiamo dall’auto senza ulteriori commenti.

            “Non qui”, mi dice lui, “Lisa l’attende alla solita panca”.

Gli incontri fra me e Lisa si svolgono di solito davanti a un tavolo di legno, al primo livello di Camden Town, il mio quartiere di Londra preferito, nel quale mi reco di tanto in tanto per distrarre i pensieri, immerso fra gente che non mi conosce e distratto da colori, voci e profumi che evitano al mio cervello di focalizzarsi troppo su quel che vede e su quel che sente. Il tavolo di legno è sistemato proprio vicino alla scalinata colorata su cui, d’estate, la gente si ferma a prendere il sole, accanto a un carretto che vende i migliori falafel del Pianeta e a una bottega che prepara succo di mela delizioso. Di solito, io e Lisa parliamo lì, con un bicchiere di succo di mela in mano, incuranti delle persone che ci scivolano intorno. Lisa ed Evelin sono già sedute, ci aspettano. Io noto un bicchiere fumante e un sacchetto bianco che, già lo so, contiene pane all’uvetta. Lisa mi fa sempre trovare pane all’uvetta e succo di mela. Di tanto in tanto, anacardi.

Quando arriviamo abbastanza vicini alle due donne, Lucifer mi fa un gesto con la mano, indicando il posto sulla panca davanti al quale sono sistemate le vettovaglie. Intorno a noi, la gente sta sbaraccando. È tardi, per Camden Town. Mi siedo. Lisa sta ovviamente fumando e, ovviamente, emana profumo di vaniglia. Anche in tal caso, ho smesso di chiedermi come faccia e ho semplicemente accettato la cosa. Fuma almeno tre pacchetti di sigarette al giorno, e continua a odorare di vaniglia.

            “E’ contenta, Lisa?”, le chiedo a bruciapelo.

            “Per cosa?”

            “Per quello che sta capitando. Lei voleva la fine del mondo, pare che stia succedendo”.

            “Non sta succedendo un cazzo, Leonard, apra gli occhi. Vi hanno messo in quarantena solo perché siete troppo idioti per prendere le cose sul serio e andate a fare gli aperitivi al pub quando vi dicono di stare in casa. Del resto, non mi stupisco. State distruggendo il pianeta e passate le domeniche a guardar partite di calcio, è tutto perfettamente coerente. Che delusione. Questa cosa passerà presto. L’unica cosa che spero è che voi impariate dall’esperienza”.

Incasso il colpo. Volevo provocare, e sono stato provocato.

            “Io avrei già sistemato le cose da un pezzo”, dice Evelin con un sogghigno.

            “Lo so perfettamente”, le dico.

            “Io propendo per la disciplina e un po’ di rigore. Vi comportate come ragazzini, dovreste essere trattati come tali. Lisa dice che dovrei accettarvi così come siete… e anche io sono sicura che dovrei accettarvi. Tutti. Solo che io e Lisa diamo a questa parola significati diversi. Lei è un po’ più… metaforica. Si dice così, vero, maestrino delle parole?”

Io sento una stretta allo stomaco. Ma non le darò la soddisfazione di farmi vedere arrabbiato. Non la farò diventare la mia carnefice e io non diventerò una sua vittima. Anche perché senza vittima, non c’è carnefice. E, se è vero che non possiamo impedire alle persone di comportarsi come carnefici, è vero che possiamo scegliere di non essere vittime, e di diventare Eroi, eroi che salvano se stessi e, così facendo, salvano il mondo.

Lucifer si è sistemato accanto a me e intuisco che si sta godendo lo spettacolo.

            “Quindi, Lisa, che succede?”, cambio discorso sorseggiando il mio delizioso succo di mela. Lei si accende un’altra sigaretta con il mozzicone di quella che ha appena finito di fumare. Disgustoso. Non tanto come il modo in cui è vestita, ma disgustoso.

            “Mio figlio vuole abdicare, come le ha già detto. Vuole tornare a casa. Ma il suo posto è qui. Serve qui. E Dantalian, che lei ben conosce, sta facendo il possibile per convincerlo a tornarsene a casa, ovviamente. Sa che la sua assenza toglierebbe speranza alle persone, e che queste persone scivolerebbero nel buio di pensieri negativi e demoni personali, e che sarebbero quindi la massima fonte di nutrimento per il suo ego cosmico. Lui si nutre di paura, e diventa più forte. Io voglio evitare che questa cosa succeda, ma come sempre non posso intervenire. Sono cose da uomini, vanno gestire da uomini.”

            “La cosa fondamentale”, interviene Lucifer, “è che le persone continuino a desiderare, perché è il desiderio che le avvicina alle stelle, alla luce, nel più ampio senso del termine. Noi”, e lo dice facendo un gesto plateale che abbraccia me, Evelin e Lisa, “vogliamo la luce, perché è la luce che vi permette di elevarvi a più alti ranghi, ed è solo attraverso la luce che, alla fine, vi ricorderete chi siete e che cosa siete capaci di fare.”

Lo so perfettamente, il suo discorso è chiaro: quando hai paura, agisci d’istinto e ti comporti seguendo la parte animale e irrazionale. Quando nel tuo cuore brilla la luce, allora ti ricordi di tutte le cose meravigliose che sai fare, e puoi davvero fare la differenza per te e per chi ti circonda. L’ho sempre sostenuto: stare bene è un dovere, per noi e per gli altri.

            “E io che cosa dovrei fare, Lisa?”

            “Io appiccicherei un bel fuoco purificatore, per sistemare le cose”, interrompe Evelin.

“Suvvia, Evelin”, la blandisce Lucifer, “diamo a queste persone la possibilità di dimostrarci quanto valgono. Dopo tutto”, sorride verso di lei con fare ammiccante, “è facile comportarsi bene e fare gli eroi quando tutto va bene. È in questi momenti che chiunque può dimostrare davvero quando vale. Brillare di fronte al sole, è facile. Possono farlo tutti. Brillare nella notte, questa è la vera sfida. Perché chi riesce a brillare nella notte, allora può rischiarare l’intero universo.”

Concordo con il mio elegante amico, ma voglio tenere alta l’attenzione su quel che sta capitando.

            “E io che cosa dovrei fare, Lisa?”

            “Lei deve convincere mio figlio a sacrificare la sua vita e la sua felicità personale per il bene di tutti. Altrimenti, glielo dico con il cuore, il virus che adesso vi sta dando da pensare sarà l’ultimo dei vostri problemi”.

            “Che cosa intende?”

            “Che lei deve convincere mio figlio. Altrimenti, e non ho altro modo per dirglielo, il virus sarà l’ultimo dei vostri problemi”.

___segue___